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La Fatica Acuta
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La Fatica Acuta
La Fatica Acuta
condividi su facebookPubblicato il 02/03/2012
(ultima modifica: 22/04/2014)
L’esercizio fisico intenso sollecita l’organismo ad attivare gli aggiustamenti metabolici, neuroendocrini e cardiorespiratori necessari per le aumentate richieste metaboliche imposte dal carico di lavoro.
Se l’intensità dell’esercizio è notevole (intensità massimale) e si protrae nel tempo, tali aggiustamenti divengono progressivamente meno efficienti cosicchè l’organismo mostra i sintomi della FATICA ACUTA.
La fatica acuta comporta una limitazione acuta della prestazione, che implica sia un aumento della percezione dello sforzo necessario per sostenere un dato carico, sia un’incapacità di sostenere l’intensità, la durata e eventualmente il ritmo imposto.

La fatica acuta è caratterizzata da 2 elementi fondamentali:
1) oggettivo: il calo della prestazione
2) soggettivo: aumento percezione di sforzo

LA SAGGEZZA DEL MUSCOLO
Il muscolo affaticato tende ad autoproteggersi limitando le sue prestazioni: esso cerca di non sovraccaricare ulteriormente le sue fibre per evitare danni sia macroscopici (stiramenti, strappi ecc) che microscopici, caratterizzati da lesioni delle singole fibrocellule.

LA SAGGEZZA DEL MUSCOLO:
FATICA
- Riduzione progressiva Riduzione frequenza
- Velocità di rilasciamento di attivazione necessaria per provocare la max attivazione
- Riduzione frequenza di scarica dei motoneuroni
- Accumulo di H+ e Pi
- eccitazione terminazioni nervose afferenti III e IV
FATICA METABOLICA


LE CAUSE DELLA FATICA ACUTA:
  • ESAURIMENTO DEI SUBSTRATI ENERGETICI: la riserva di ATP è sufficiente per un numero limitato di contrazioni massimali: la creatina-fosfato (CP o fosfocreatina) viene utilizzata per la sintesi di nuovo ATP e si esaurisce --> debito alattacido che se non pagato impedisce al muscolo di continuare a contrarsi.
    Nelle attività sportive di lunga durata si ha un esaurimento delle scorte di glicogeno senza il quale i muscoli possono lavorare utilizzando le riserve di grassi: processo più lento con maggiore necessità di O2.
    L’esaurimento delle scorte di glicogeno porta a crollo della glicemia con malessere e tremori.
    La ricostituzione delle scorte di glicogeno richiede tempi lunghi (36-48 ore per il ripristino) ma si abbreviano con assunzione, al termine dello sforzo, di carboidrati. E’ consigliata anche assunzione d carboidrati (maltodestrine, fruttosio) durante la gara e dieta ricca di carboidrati complessi nei giorni che precedono la gara.

  • ALTERAZIONI DELL' EQUILIBRIO IDRO - ELETTROLITICO: sono dovute alla perdita con il sudore di H2O e di elettroliti (sodio, cloro, potassio e magnesio) indispensabili alla contrazione muscolare e all’integrità delle membrane cellulari. Tali perdite sono molto più gravi se l’attività viene effettuata in ambiente caldo.

CONSEGUENZE:
  • riduzione volume del sangue e aumento viscosità = aumento della fatica del cuore
  • riduzione del flusso di sangue ai reni = danno alle cellule renali (proteinuria, ematuria micro e macroscopica)

PROGRESSIVO ACCUMULO DI ACIDO LATTICO (per gli esercizi di intensità superiore alla soglia anaerobica)
L’a. lattico, se in eccesso, diminuisce il pH dei liquidi intercellulari fino a valori così bassi da interferire con la contrazione muscolare.
  • Dolore muscolare precoce: insorge durante l’esercizio e scompare con l'interruzione, è dovuto ad un abbassamento del pH e accumulo di radicali liberi nelle fibre muscolari.
  • Dolore muscolare tardivo (DOMS = delayed onset muscle soreness): stessa origine ma con danno cellulare e perdita di enzimi dosabili nel sangue. Insorge 24-72 ore dopo lo sforzo. Impotenza funzionale. Necessario riposo per 5-7 gg con blandi esercizi di stretching.

LA FATICA CRONICA O SINDROME DA OVERTRAINIG
Attualmente il sensibile incremento di volume ed intensità degli allenamenti, reso necessario dall’esigenza di primeggiare e mantenere a lungo posizioni di vertice, porta sempre più spesso al rischio di sovrallenamento.
Il sovrallenamento può essere definito come la sindrome che si presenta a seguito di eccesso di allenamenti, competizioni e fattori esterni che provoca riduzione delle prestazioni e che permane anche dopo appropriato periodo di riposo
Se invece dopo un adeguato periodo di riposo si ottiene il ritorno alla normalità si parla di eccessivo affaticamento (overreaching) che compare dopo esposizione acuta ad un carico eccessivo (es. 3 partite di calcio molto intense in 7 gg) ma che recede dopo un breve riposo.

La diagnosi:
- Calo delle prestazioni
- Cambiamenti di umore
- Disturbi del sonno
- Mancanza d’appetito
- Perdita di peso
- Dolenzia muscolare, DOMS
- Alterazione di PA e FC a riposo, durante e dopo sforzo
- Aumento del cortisolo
- Riduzione del testosterone
- Aumentata suscettibilità alle infezioni

L'indebolimento delle difese immunitarie conduce ad un circolo vizioso:
INFEZIONE-->SOVRALLENAMENTO-->INFEZIONE
Pericoloso se non si rispetta il riposo durante gli episodi infettivi e se non si adottano le corrette terapie.
Es. miocardite con aritmie e compromissione cardiaca fino alla morte improvvisa da sport.

INDICI STRUMENTALI O DI LABORATORIO utilizzati per la diagnosi:
- Rapporto testosterone/cortisolo
- Livello di catecolamine nelle urine della notte
- Riduzione del rapporto linfociti T4/T8
- Riduzione nel sangue del livello di glutamina
- Riduzione nel sangue del livello di emoglobina
- Riduzione nel sangue del livello di ferritina

Per la diagnosi non sono sufficienti le informazioni ottenute dagli indici di laboratorio, bisogna che siano presenti il calo delle prestazioni e i sintomi già citati, che sono il segnale delle alterazioni a carico dei vari organi ed apparati.
La precocità della diagnosi è necessaria per correggere errori nella programmazione degli allenamenti e delle gare e per somministrare un periodo di riposo adeguato, unica medicina in grado di curare tale malattia.

Autore:
Nicola Turco

Fonte/Bibliografia:
Appunti Universitari delle lezioni di Medicina sportiva (Prof.ssa Carandente)


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